Mettiamoci in libertà con la teatroterapia

La teatroterapia è una forma di arteterapia dove musica, arte figurativa, danza, tecniche teatrali si possono combinare, per compiere un viaggio dentro di noi, per conoscere le nostre risorse, per esprimere le nostre emozioni e vissuti, per fare esperienza delle nostre potenzialità e parti di sé, senza paura del giudizio.  Perché sì, la teatroterapia può spingerci a metterci a nudo (se lo permettiamo e ce lo permettiamo), in un luogo libero e protetto, dove esiste la sola dimensione del qui ed ora. Esistiamo solo noi e le persone che, con noi, vogliono condividere questa esperienza, nessun copione da imparare, nessun personaggio imposto.

Il teatro, dunque, incontra la psicologia. Il primo precursore è stato Jacob Levi Moreno, che ha proposto lo psicodramma, una tecnica di gruppo in cui si mettono in scena i propri vissuti ed esperienze, usati come copioni, per creare possibilità d’azione e di pensiero.
Ma, per lo sviluppo della teatroterapia c’è da citare Jerzy Grotoski con il suo teatro povero, ripreso poi dal suo allievo Eugenio Barba, dove ha spogliato il teatro di tutto, dai costumi, alle luci, allo stesso spazio scenico,  per concentrarsi unicamente sulla relazione tra l’attore e il pubblico. E, dunque, sulla consapevolezza e sulla vulnerabilità dell’attore e sulla sull’interazione.

Ogni incontro di teatroterapia si snoda in tre fasi: la fase pre – espressiva, in cui si va scoprire nuovi linguaggi corporei, la fase espressiva, in cui si mette in scena attraverso l’improvvisazione, e la fase post – espressiva, in cui si va ad elaborare quanto è stato prodotto.
La teatroterapia può essere usata in campo preventivo, terapeutico, riabilitativo, educativo e formativo, ed è accessibile a tutti, dai bambini agli anziani.  Può essere utilizzato come approccio per la socializzazione, anche all’interno di realtà particolari o di marginalità, per conoscere se stessi e gli altri, per esperire le proprie resistenze e i propri limiti, e anche per fare uscire tutte le possibilità di cui siamo capaci, senza vergogna.
E, perché no, potrebbe essere una proposta per promuovere l’educazione e la formazione, anche per professionisti ed aziende, un approccio differente a partire da sé e dalle proprie caratteristiche.

Perché la teatroterapia può essere il luogo, fisico e mentale, in cui possiamo davvero conoscere noi stessi e gli altri, in cui si può fare esperienza di accettazione autentica, in cui possiamo sentirci libere e liberi di essere noi.

 

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