Device, social, app, giochi: il mondo 3.0 – Il corso

In una società sempre più liquida e connessa cosa possiamo aspettarci? In che modo possiamo comprendere al meglio il mondo 3.0 e come relazionarci con le nostre figlie e figli, o le/i minori?

Lo Studio Benetton vuole rispondere a queste domande, proponendo un ciclo di 5 incontri, rivolti alle figure educative quali genitori, insegnanti, e agli adulti in generale, per:

– conoscere i device, i social, le applicazioni e i giochi più utilizzati;
– comprendere punti di forza e rischi del mondo 3.0;
– riflettere e confrontarsi sulle modalità di relazione con bambini/e e adolescenti.

Le conduttrici de corso sono:
Dott.ssa Elena Toffolo – psicologia, benessere, formazione
Dott.ssa Alessandra Scinni, psicologa

TEMI DEGLI INCONTRI:

1° INCONTRO: Il mondo 3.0 come influenza lo sviluppo del bambino/a?
2° INCONTRO: Uno sguardo su social, app e giochi della Generazione Z
3° INCONTRO: Device sì o no?! Le potenzialità
4° INCONTRO: Device sì o no?! I pericoli
5° INCONTRO: Io, tu e lo smartphone … nuove forme di relazione?

INFORMAZIONI, COSTI, ISCRIZIONE

Possibilità di due formule:
– pacchetto di cinque incontri: 160 euro
– singolo incontro: 40 euro

La prenotazione è obbligatoria, entro lunedì 2 marzo.
Ad ogni partecipante sarà consegnata una cartellina e le dispense  degli incontri a cui partecipa.

Il corso sarà attivato solo al raggiungimento di un numero minimo di 5 partecipanti, fino ad un massimo di 12 a serata.

 

Come le emozioni possono guidare le bambine e i bambini?

Quest’anno sono ritornata a lavorare nei centri estivi, esperienze aggregative in cui bambine e bambini, ragazze e ragazzi fanno esperienza insieme di attività creative e ludico-motorie, soprattutto in gruppo. E mi è capitato di dover intervenire per risolvere alcuni litigi o per rattoppare qualche ginocchio sbucciato o mettere del ghiaccio a qualche botta. In tutti questi casi le ed i bambini provavano emozioni, a volte sapevano di che tipo, a volte no. Ma cosa sono e a cosa ci servono?

Le emozioni sono il prodotto di stimoli interni ed esterni che guidano la nostra motivazione, il nostro pensiero e i nostri comportamenti. Ed, essendo noi un sistema mente-corpo, possiamo sentire queste emozioni dentro di noi, attivare fisicamente il nostro corpo in modo inconsapevole, produrre pensieri, agire comportamenti.
Prova a pensare quando prendi uno spavento (reale o immaginato): il cuore batte veloce, le pupille si allargano, si respira più velocemente, si è pronte e pronti magari a scappare, sentendo già i muscoli tesi, si pensa a fuggire da un pericolo (e chissà nella tua mente che cosa avrai pensato) Ecco, questo può essere un esempio di quello che accade quando abbiamo paura.
E la paura è una delle emozioni considerate di base, cioè quelle che ogni persona, in ogni angolo del mondo, acquisisce e prova. Le altre sono la rabbia, il disgusto, la gioia, la tristezza. C’è chi aggiunge anche la sorpresa.

Bambine e bambini, almeno fino all’adolescenza, si esprimono moltissimo con le emozioni, e molto meno con la parte cognitiva. Il cervello di un essere umano, infatti, si sviluppa fino attorno ai 20 anni, e la corteccia prefrontale, che si trova grossomodo all’altezza della nostra fronte è l’ultima che matura. Questa porzione è dedicata alla pianificazione delle nostre azioni, all’organizzazione dei nostri pensieri, al controllo, alla valutazione delle conseguenze dei nostri comportamenti.

E, dunque, cosa fare con bambine e bambini che ti comunicano un loro disagio con le emozioni, a volte anche molto dirompenti? Ricorda, prima di tutto, che le emozioni hanno un nome e una intensità: può essere paura o terrore, rabbia o furia, gioia o entusiasmo, ad esempio. Poi, non sempre loro riescono a comprendere cosa stanno provando, a volte perché non hanno le parole adeguate, a volte perché hanno più di una emozione dentro di loro. Infine, possono agire l’emozione in vari modi, anche in maniera non adeguata.
Detto questo, ecco alcuni suggerimenti:

  1. Prova a chiedere che tipo di emozione sta provando. Ad esempio si può piangere di rabbia o di tristezza. E  se non riesce prova a dare tu un vocabolario a cui poter fare riferimento. Ricorda, oltre al nome anche l’intensità. Tutto questo per poter dare al bambino o alla bambina la capacità di poter riconoscere le sue emozioni, usando le corrette parole senza paura.
  2. Legittima l’espressione dell’emozione. Dire “non piangere che non serve” o “piangere è da femminuccia”  ad esempio, sono modi per sminuire quanto un bambino o una bambina sta provando, non dare loro l’opportunità di comunicare le loro emozioni nel modo in cui sanno e possono farlo, e non accogliere queste loro manifestazioni. Inoltre, potrebbe far pensare loro che certi comportamenti, del tutto adeguate e coerenti, sono inadeguati e potrebbero portare loro emozioni di vergogna e sentirsi giudicati.
  3. Accogli la sua emozione. Ad esempio si può dire “mi spiace che ti senti triste”, “immagino tu sia spaventato/o: io sono qui con te”.
  4. Aiuta la bambina o il bambino ad entrare nell’area cognitiva, per elaborare le emozioni ed i comportamenti. Soprattutto se ci sono comportamenti inadeguati, comprendere cosa ha portato ad agire proprio in quel modo, spiegare che il comportamento non è adeguato (per il contesto, per il tipo di relazione, perché ha avuto conseguenze come, ad esempio, aver recato danno ad un’altra persona).

 

In questo modo, dal mio punto di vista, possiamo far crescere bambine e bambini più consapevoli del loro mondo interiore, quello emozionale, dare loro degli strumenti per comprenderlo e usarlo in modo adeguato, dare loro la libertà di espressione delle loro emozioni attraverso modalità corrette, saperle riconoscere nelle altre persone.
E tutto questo è fondamentale per lo sviluppo di quello che Daniel Goleman definisce intelligenza emotiva.

 

(Photo by Caroline Hernandez on Unsplash)