La realtà LGBTQIA+ tra digitale e analogico

Podcast

Mi sono divertita tantissimo a registrare questa puntata con colleghə di Digitabilis.
Conosciutə grazie a #instagram, mi hanno proposto di far parte di questo #podcast, ed io ho accettato con grande entusiasmo.

in questa nostra chiacchierata abbiamo potuto parlare della comunità lgbtqia+, delle sue narrazioni e rappresentazioni tra digitale e analogico. E di come la tecnologia può essere di supporto per ridurre stereotipi e pregiudizi.
Il tutto attraverso le mie lenti, quelli di una #psicologa che lavora anche come #educatrice socio-pedagogica.

Se vi va, andate ad ascoltarlo potete trovarlo su Spotify, e lasciatemi un commento. Mi farebbe molto piacere sapere cosa ne pensate 😊

E’ arrivato il nuovo anno

💜 Ero solita a stilare, a fine anno, un bilancio di quanto vissuto. Probabilmente più con un metro di giudizio nei miei confronti, e con relativa vergogna e senso di colpa se non avessi rispettato le aspettative (mie o magari di altre persone), che non una autentica valutazione ed accoglimento delle scelte e delle esperienze vissute.

💜 Quest’anno ho vissuto situazioni ed eventi che hanno cambiato il mio quotidiano e fatto riflettere sulla mia percezione di tempi, spazi e relazioni. Ho vissuto la morte di amicɜ, parenti, della mia gatta, che per me è stata compagna di vita. Ho vissuto la sospensione del lavoro, cambi di routine, un’operazione che si è protratta nel tempo, il ritorno alla vita lavorativa con fatica e stanchezza. Ho vissuto un trasloco, che mi ha permesso di tornare nella terra che mi ha cresciuta e di riprendere alcune abitudini abbandonate, tornando a godere dei doni che mi offre, ho vissuto la possibilità di progettare con colleghɜ, creare legami con nuovi colleghɜ, imparare e mettermi in discussione come professionista grazie ai social, stabilizzare, almeno in parte la mia attuale situazione lavorativa. Ho avuto l’opportunità di prendermi cura degli affetti più cari, e di accogliere in casa altre gatte a cui dare le mie attenzioni.

💜 Ho scelto di ascoltare e accogliere le mie emozioni e i miei pensieri, perché sono miei, perché sono validi. E anche se non mi piacciono le feste, ho celebrato. Nei modi che ho ritenuto più consoni per me, mettendomi in relazione e condividendo con le persone che erano con me. Ho mostrato la mia vulnerabilità, la fatica e l’amore che stavo mettendo.

💜 Questo è ciò che il 2020 mi ha donato, ed è ciò che voglio portare con me, senza lasciare nulla indietro.

Videogiochi e relazioni con i nostri figli e figlie

Videogiochi

🎮 I videogiochi sono parte della vita di bambini e bambine, ragazzi e ragazze. Ci giocano attraverso i le consolle e i device, colorano i disegni dei loro eroi ed eroine preferite, ci giocano offline. Riescono a viverli sia in digitale che in analogico.*

🎮 Come adulti, come genitori, cosa possiamo fare per relazionarci al meglio con in nostri figli e figlie, entrare in questa loro parte di mondo, agendo il nostro ruolo educativo?

🎮 Con questo articolo, pubblicato nel blog “Il Volo della farfalla”, che si trova nel sito di Oggi Treviso, riporto alcune mie riflessioni sulle traiettorie che possiamo prendere. Buona lettura!

*grazie a alle colleghe e colleghi di Digitabilis, da cui ho imparato queste parole per narrare e descrivere questo continuum.

Device, social, app, giochi: il mondo 3.0 – Il corso

In una società sempre più liquida e connessa cosa possiamo aspettarci? In che modo possiamo comprendere al meglio il mondo 3.0 e come relazionarci con le nostre figlie e figli, o le/i minori?

Lo Studio Benetton vuole rispondere a queste domande, proponendo un ciclo di 5 incontri, rivolti alle figure educative quali genitori, insegnanti, e agli adulti in generale, per:

– conoscere i device, i social, le applicazioni e i giochi più utilizzati;
– comprendere punti di forza e rischi del mondo 3.0;
– riflettere e confrontarsi sulle modalità di relazione con bambini/e e adolescenti.

Le conduttrici de corso sono:
Dott.ssa Elena Toffolo – psicologia, benessere, formazione
Dott.ssa Alessandra Scinni, psicologa

TEMI DEGLI INCONTRI:

1° INCONTRO: Il mondo 3.0 come influenza lo sviluppo del bambino/a?
2° INCONTRO: Uno sguardo su social, app e giochi della Generazione Z
3° INCONTRO: Device sì o no?! Le potenzialità
4° INCONTRO: Device sì o no?! I pericoli
5° INCONTRO: Io, tu e lo smartphone … nuove forme di relazione?

INFORMAZIONI, COSTI, ISCRIZIONE

Possibilità di due formule:
– pacchetto di cinque incontri: 160 euro
– singolo incontro: 40 euro

La prenotazione è obbligatoria, entro lunedì 2 marzo.
Ad ogni partecipante sarà consegnata una cartellina e le dispense  degli incontri a cui partecipa.

Il corso sarà attivato solo al raggiungimento di un numero minimo di 5 partecipanti, fino ad un massimo di 12 a serata.

 

ABC… LGBT! – Coming Out: dichiararsi o non dichiararsi?

L’11 ottobre si celebra il Coming Out Day, una giornata in cui si riflette sull’importanza della consapevolezza di essere una persona LGBT+, sulla possibilità di dichiararlo e anche sulle difficoltà nel farlo. La sua prima edizione fu nel 1988, lanciata dallo psicologo Robert Eichberg a ricordo della seconda marcia su Washington per i diritti delle lesbiche e dei gay dell’anno precedente.

🏳️‍🌈 Cos’è il coming out?
Il termine deriva dall’espressione Come out of the closet, uscire dall’armadio, e dunque avere la possibilità di dichiarare il proprio orientamento sessuale e/o identità di genere. Si differenzia dall’outing perché, in questo secondo caso, non è la persona stessa che rivela di sé, ma qualcun altro, anche senza che la persona abbia dato il proprio consenso o anche se la persona non è LGBT+, magari con intento denigratorio.

🏳️‍🌈 E’ necessario fare coming out?
Credo che innanzitutto sia importante conoscere il proprio orientamento sessuale e/o identità di genere ed accettarlo, senza timore né vergogna. Alcune persone lo sanno fin da piccole, e con l’adolescenza si consolida. Altre persone lo scoprono più tardi, dopo aver vissuto esperienze e relazioni differenti. Non è obbligatorio fare coming out, e neppure farlo con tutte le persone ed in ogni ambiente. Dipende da quanto ognuno si sente pronto/a a fare questo passo, se l’ambiente è sicuro, se le persone possono essere accoglienti rispetto questo argomento, quanto si può essere consapevole delle reazioni che possono esserci. Fare coming out, però, può essere una forma di liberazione e di affermazione della propria esistenza anche come persona lgbt+. E’ l’espressione della propria persona, delle proprie emozioni, stati d’animo, pensieri, che possono essere condivisi con le persone che ci amano, e/o  con tutte le persone che incontriamo.

🏳️‍🌈 Rimanere nell’armadio?
La giornalista Elena Tebano, in questo suo articolo del 2018, propone una ricerca della Boston Consulting Group riguardo il coming out e la paura di dichiararsi nel posto di lavoro, relativo a dodici Paesi di Europa ed America. In Italia ancora si fa fatica ad esprimere il proprio orientamento sessuale e/o identità di genere, preferendo così nasconderla. Questo, però comporta l’utilizzo di molte energie per monitorare il proprio comportamento e quello altrui, oltre a dover negare una parte di sé. Tutto ciò per proteggersi da eventuali discriminazioni ma con la possibilità di avere ripercussioni sul proprio benessere, con il rischio di sviluppare un certo grado di minority stress.

🏳️‍🌈 Quando fare coming out e con chi?
Il coming out è un processo che può continuare per tutta la vita. Può essere dichiarato apertamente, può essere compreso attraverso il proprio comportamento, ad esempio quando si è in coppia e non lo si nasconde. Si può iniziare dalle persone fidate, come amici ed amiche, o colleghe e colleghi, oppure dirlo a qualche parente che sa può comprenderti.
Una delle paure più grandi, soprattutto per le e gli adolescenti, può essere quello di dirlo ai genitori. Loro possono avere alcune aspettative rispetto i propri figli e figlie che, in qualche modo, sono state veicolate. Ad esempio, la classica frase Quando ti troverai quello/a giusto/a ti sposerai e farai dei figli, adducendo a solo relazioni etero. E, quindi, avere un/una parente che è al tuo fianco e fare da ponte, può essere di grande aiuto.

Se vi va di conoscere l’emozione e la paura del coming out, suggerisco il libro Battito d’ali, con i testi di Daniela Rossi e illustrato da Alessandro Coppola, che racconta proprio la consapevolezza e lo svelamento dell’illustratore, tavola dopo tavola. Buona lettura!

(Immagine tratto da “Battito d’ali” di Daniela Rossi e Alessandro Coppola)

Il Mercoledì in-forma: si apre il ciclo di serate dello Studio Benetton

Il Mercoledì in-forma, è questo il titolo del ciclo di serate che lo Studio Benetton  ha in serbo da questo autunno.

Infatti, ogni primo e terzo mercoledì del mese, a partire dal 2 ottobre, sempre alle 20.45, ci saranno degli incontri, tenuti da me e dalle colleghe che animano lo Studio.

Ecco il calendario:

📌 2 ottobreLa salute vien mangiando. Come alimentazione e sonno influenzano il nostro stile di vita. Condotto dalla dott.ssa Elisa Forest, nutrizionista.

📌 16 ottobreRilassati con il training autogeno. Serata di presentazione del corso in partenza. Condotto da me.

📌 6 novembre – Genitori e figli adolescenti. Come comprendere e gestire consapevolmente l’adolescenza dei propri figli. Condotto dalla dott.ssa Valentina Dal Cin, psicologa e psicoterapeuta.

📌 20 novembre – Metodo di studio e buone abitudini. Strategie e accorgimenti per uno studio efficace. Condotto dalla dott.ssa Sabrina Benetton.

📌 4 dicembre –  Dal conflitto al confronto. Come migliorare la comunicazione nelle difficoltà. Condotto dalla dott.ssa Immacolata Lirer, psicologa e psicoterapeuta

Se volete partecipare, lo Studio si trova in Via Campagnola 3A – Venturali di Villorba (Tv). Suggerisco la prenotazione, non vincolante, dato che i posti a sedere sono limitati.

Per ulteriori informazioni potete contattare la dott.ssa Benetton al numero 3402211681 o alla email info@sabrinabenetton.it

Non mancate!

 

Settembre: tre suggerimenti per riprendere la propria routine e gettare nuove basi

“E’ tempo di imparare a guardare
E’ tempo di ripulire il pensiero
E’ tempo di dominare il fuoco
E’ tempo di ascoltare davvero”

A settembre, solitamente, si chiude la stagione delle ferie, inizia la frenesia dell’acquisto di materiali e libri scolastici, si affronta la sessione autunnale, si riprendono le routine lavorativa e delle proprie attività e hobby. Ma non è solo il ritornare alla quotidianità, rimasta sospesa in tutto o in parte, è anche il momento di gettare nuove basi per l’anno che verrà. Si può iniziare a progettare percorsi lavorativi o scolastici, organizzarsi per intraprendere uno sport o una attività ludico-ricreativa, programmare questi ultimi mesi prima di un eventuale bilancio di fine anno, che ti può portare, dopo le festività natalizie, ad affrontare il nuovo anno.

E come poter affrontare tutto ciò con maggiore consapevolezza, gestendo al meglio lo stress? Ecco cinque suggerimenti che potrebbero esserti utili.

1️⃣ Progetta i tuoi obiettivi in modo efficace. Probabilmente hai dei desideri che vuoi realizzare o raggiungere un risultato che possa soddisfarti. In questo articolo puoi trovare le cinque caratteristiche e tre suggerimenti per realizzare ciò che effettivamente vuoi.

2️⃣ (Ri)attivati un passo alla volta. Con l’inizio delle attività quotidiane, potresti sentire di avere anche troppi impegni. Procedi con gradualità, senza strafare. Il corpo e la mente, dopo un periodo di riposo e di cambiamento di routine, hanno necessità di riprendere il ritmo.

3️⃣ Prendi del tempo per te. Ritagliati uno spazio fisico e mentale tutto per te, dove poter svolgere una attività rilassante. Può essere una passeggiata, la lettura di un libro, svolgere delle pratiche o tecniche di rilassamento (come la mindfulness o il training autogeno). Può sembrare faticoso, i pensieri potrebbero affastellarsi nella tua mente. Non combatterli, lasciali fluire: come entrano, se ne andranno (se non li ancori).

La citazione che ho inserito all’inizio di questo articolo è tratto da Settembre, brano di Cristina Donà, che mi accompagna da alcuni anni. Buon ascolto.

 

Photo by Estée Janssens on Unsplash

 

TikTok: app per adolescenti (e non solo) tra potenzialità, rischi e fattori di protezione

TikTok, una piattaforma social molto popolare tra le ed gli adolescenti e gli adulti. I video condivisi, costruiti su una base musicale, della durata di un minuto al massimo, sono prodotti anche con accorgimenti degni di un montaggio semiprofessionale.

👍 Perché piace?
☑️Si socializzano contenuti originali, e anche ironici, frutto della creatività e fantasia di chi li realizza.
☑️ Si possono condividere messaggi sociali, ad esempio per combattere il bullismo o per sensibilizzare rispetto il cambiamento climatico o l’uso della plastica, con un uso appropriato degli hashtag.
☑️ Può essere uno strumento per creare comunità, non solo virtuale ma anche reale. Infatti, sembra che, almeno in Italia, ci siano dei raduni in cui incontrarsi e magari stringere amicizia.

⚠️ Quali sono i possibili rischi?
❌ La possibilità, per i minori di 13 anni, di iscriversi e vivere il social: sembra non ci sia una verifica della persona e si potrebbe potenzialmente inserire qualunque data di nascita. Legato a questo, una probabile violazione della privacy da parte dell’app.
❌ La sovraesposizione delle e dei minori, con la possibilità di ricevere commenti negativi da potenziali haters, oppure essere vittime di #adescamento.
❌ La ricerca di followers, like e visualizzazioni, in parte probabilmente per cercare la notorietà ed un futuro da influencer, in parte probabilmente per l’attivazione del sistema di ricompensa, con il rilascio di dopamina, con il rischio di utilizzo compulsivo.

❓ Quali sono possibili fattori di protezione?
💟 Dare alle proprie figlie e figli lo smartphone ad un’età consona, e con regole precise di utilizzo.
💟 La conoscenza, da parte dei #genitori e degli adulti significativi, delle app che le proprie figlie e figli utilizzano, quali sono le potenzialità, quali i rischi, da che età si possono utilizzare, e così via.
💟 Essere presenti nella vita virtuale dei propri figli e figlie: evitiamo di essere loro “amici” in facebook per tentare di controllarli, ma chiediamo loro di farci vedere le app che utilizzano, cosa postano, quali funzionalità utilizzano. E questo in modo autentico e consapevole: la vita virtuale è vita reale, ed è fondamentale mantenere una relazione aperta e costruttiva.
💟 Le ragazze ed i ragazzi potrebbero essere aperti al dialogo in quanto più al sicuro e protetti, e chiedere con molta più facilità aiuto, se si presentassero situazioni che possono sentire pericolose.
💟 E, alla fine, promuovere la prevenzione: corsi per genitori, laboratori scolastici, eventi e attività volte a conoscere e utilizzare in modo adeguato e consapevole le nuove tecnologie.

👉 Qui, potete trovare alcuni articoli a riguardo:
http://bit.ly/2NB6kP2
http://bit.ly/329Cghi
http:/
/bit.ly/2HtRdmH

(Photo by Blake Barlow on Unsplash)

Lo studio a misura di persona

Ritengo che lo spazio dove accolgo le persone che cercano il mio aiuto, debba essere un luogo libero e protetto, dove ogni persona possa sentirsi accolta in ogni suo aspetto. E che possa aver fiducia della professionista a cui affida pezzetti della sua vita, le sue emozioni, le sue fragilità.
Un luogo dove, insieme, possiamo (ri)scoprire le tue risorse e la bellezza che ogni persona possiede. E valorizzarla al meglio.

La bandierina arcobaleno, posta sopra la scrivania, vuole significare la mia volontà di accoglienza di chiunque voglia avvalersi della mia professionalità e dei servizi che offro, senza paura del giudizio. Volendomi occupare anche delle persone lgbt+, dei loro familiari e di chi avesse bisogno di un confronto, mi voglio porre esplicitamente contro le terapie riparative, nel rispetto della dignità e perché vorrei poter essere strumento per la piena realizzazione di ogni persona.

Lavoro presso lo Studio Benetton, che offre servizi di psicologia, psicoterapia e nutrizione, abitato da colleghe attente. Per farci conoscere un po’ di più, abbiamo realizzato questa nostra presentazione. Buona visione.

.

 

Mettiamoci in libertà con la teatroterapia

La teatroterapia è una forma di arteterapia dove musica, arte figurativa, danza, tecniche teatrali si possono combinare, per compiere un viaggio dentro di noi, per conoscere le nostre risorse, per esprimere le nostre emozioni e vissuti, per fare esperienza delle nostre potenzialità e parti di sé, senza paura del giudizio.  Perché sì, la teatroterapia può spingerci a metterci a nudo (se lo permettiamo e ce lo permettiamo), in un luogo libero e protetto, dove esiste la sola dimensione del qui ed ora. Esistiamo solo noi e le persone che, con noi, vogliono condividere questa esperienza, nessun copione da imparare, nessun personaggio imposto.

Il teatro, dunque, incontra la psicologia. Il primo precursore è stato Jacob Levi Moreno, che ha proposto lo psicodramma, una tecnica di gruppo in cui si mettono in scena i propri vissuti ed esperienze, usati come copioni, per creare possibilità d’azione e di pensiero.
Ma, per lo sviluppo della teatroterapia c’è da citare Jerzy Grotoski con il suo teatro povero, ripreso poi dal suo allievo Eugenio Barba, dove ha spogliato il teatro di tutto, dai costumi, alle luci, allo stesso spazio scenico,  per concentrarsi unicamente sulla relazione tra l’attore e il pubblico. E, dunque, sulla consapevolezza e sulla vulnerabilità dell’attore e sulla sull’interazione.

Ogni incontro di teatroterapia si snoda in tre fasi: la fase pre – espressiva, in cui si va scoprire nuovi linguaggi corporei, la fase espressiva, in cui si mette in scena attraverso l’improvvisazione, e la fase post – espressiva, in cui si va ad elaborare quanto è stato prodotto.
La teatroterapia può essere usata in campo preventivo, terapeutico, riabilitativo, educativo e formativo, ed è accessibile a tutti, dai bambini agli anziani.  Può essere utilizzato come approccio per la socializzazione, anche all’interno di realtà particolari o di marginalità, per conoscere se stessi e gli altri, per esperire le proprie resistenze e i propri limiti, e anche per fare uscire tutte le possibilità di cui siamo capaci, senza vergogna.
E, perché no, potrebbe essere una proposta per promuovere l’educazione e la formazione, anche per professionisti ed aziende, un approccio differente a partire da sé e dalle proprie caratteristiche.

Perché la teatroterapia può essere il luogo, fisico e mentale, in cui possiamo davvero conoscere noi stessi e gli altri, in cui si può fare esperienza di accettazione autentica, in cui possiamo sentirci libere e liberi di essere noi.