E’ arrivato il nuovo anno

💜 Ero solita a stilare, a fine anno, un bilancio di quanto vissuto. Probabilmente più con un metro di giudizio nei miei confronti, e con relativa vergogna e senso di colpa se non avessi rispettato le aspettative (mie o magari di altre persone), che non una autentica valutazione ed accoglimento delle scelte e delle esperienze vissute.

💜 Quest’anno ho vissuto situazioni ed eventi che hanno cambiato il mio quotidiano e fatto riflettere sulla mia percezione di tempi, spazi e relazioni. Ho vissuto la morte di amicɜ, parenti, della mia gatta, che per me è stata compagna di vita. Ho vissuto la sospensione del lavoro, cambi di routine, un’operazione che si è protratta nel tempo, il ritorno alla vita lavorativa con fatica e stanchezza. Ho vissuto un trasloco, che mi ha permesso di tornare nella terra che mi ha cresciuta e di riprendere alcune abitudini abbandonate, tornando a godere dei doni che mi offre, ho vissuto la possibilità di progettare con colleghɜ, creare legami con nuovi colleghɜ, imparare e mettermi in discussione come professionista grazie ai social, stabilizzare, almeno in parte la mia attuale situazione lavorativa. Ho avuto l’opportunità di prendermi cura degli affetti più cari, e di accogliere in casa altre gatte a cui dare le mie attenzioni.

💜 Ho scelto di ascoltare e accogliere le mie emozioni e i miei pensieri, perché sono miei, perché sono validi. E anche se non mi piacciono le feste, ho celebrato. Nei modi che ho ritenuto più consoni per me, mettendomi in relazione e condividendo con le persone che erano con me. Ho mostrato la mia vulnerabilità, la fatica e l’amore che stavo mettendo.

💜 Questo è ciò che il 2020 mi ha donato, ed è ciò che voglio portare con me, senza lasciare nulla indietro.

Lutto e ricordi al tempo del Covid

Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo.
(Isabel Allende)


In questi giorni si è tornat* nei luoghi, fisici e mentali, in cui la morte ha portato via una persona molto cara, durante quel periodo atroce di covid19, in una Bergamo tristemente martoriata.
Il cerchio si è chiuso, con l’omaggio alla tomba, l’ultimo atto voluto e pregno di significato. Non mi ha spaventata, né rattristata l’aver varcato la soglia del cimitero. Un luogo di dolore e amore, di sospensione e di continuità dell’esistenza.


Ho pianto di fronte alla visione ineluttabile di quanto accaduto, pur sapendo di aver avuto l’opportunità di salutare il corpo e affidarlo alle celebrazioni che la persona desiderava, secondo il proprio credo. Ho pianto per la mancanza di questa persona, per la responsabilità che mi sento di avere rispetto i miei legami personali e familiari, il desiderio di essere degna di tutto ciò.


E un pensiero va a quella cucina, ormai vuota come buona parte di quella casa che ho vissuto e che, ormai, è in procinto di cambiare proprietar*. Un luogo per me molto caro: per quanto sempre ospite, la mia educazione mi ha sempre imposto di essere d’aiuto. E la mia migliore espressione era proprio in cucina. Lo stesso luogo da cui usciva per accogliermi, quando si arrivava, con uno splendido sorriso incorniciato dai baffi, gli occhi limpidi e quell’incedere un po’ curvo, dato dalla vecchiaia, che caratterizzava la sua persona.