Lutto e ricordi al tempo del Covid

Non esiste separazione definitiva finché esiste il ricordo.
(Isabel Allende)


In questi giorni si è tornat* nei luoghi, fisici e mentali, in cui la morte ha portato via una persona molto cara, durante quel periodo atroce di covid19, in una Bergamo tristemente martoriata.
Il cerchio si è chiuso, con l’omaggio alla tomba, l’ultimo atto voluto e pregno di significato. Non mi ha spaventata, né rattristata l’aver varcato la soglia del cimitero. Un luogo di dolore e amore, di sospensione e di continuità dell’esistenza.


Ho pianto di fronte alla visione ineluttabile di quanto accaduto, pur sapendo di aver avuto l’opportunità di salutare il corpo e affidarlo alle celebrazioni che la persona desiderava, secondo il proprio credo. Ho pianto per la mancanza di questa persona, per la responsabilità che mi sento di avere rispetto i miei legami personali e familiari, il desiderio di essere degna di tutto ciò.


E un pensiero va a quella cucina, ormai vuota come buona parte di quella casa che ho vissuto e che, ormai, è in procinto di cambiare proprietar*. Un luogo per me molto caro: per quanto sempre ospite, la mia educazione mi ha sempre imposto di essere d’aiuto. E la mia migliore espressione era proprio in cucina. Lo stesso luogo da cui usciva per accogliermi, quando si arrivava, con uno splendido sorriso incorniciato dai baffi, gli occhi limpidi e quell’incedere un po’ curvo, dato dalla vecchiaia, che caratterizzava la sua persona.